Logopedista

Benedetta Di Censo​

"La dottoressa del linguaggio"​

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Domande Frequenti

È difficile quantificare esattamente il numero di sedute logopediche che sono necessarie in un percorso di terapia, dipende dalla gravità del disturbo e dalla risposta del paziente – bambino o adulto – al trattamento.
Si inizia sempre con una prima visita logopedica, necessaria all’inquadramento del caso, cui seguono una o più sedute di valutazione e successivamente il colloquio di restituzione con la famiglia, in cui vengono definite le difficoltà riscontrate e gli obiettivi da perseguire nella terapia.
Il percorso riabilitativo, di solito, è costituito da cicli di sedute logopediche della durata di 3-6 mesi, ripetibili più volte, con frequenza mono o bi-settimanale a seconda della severità del disturbo e delle possibilità della famiglia. La terapia potrebbe durare più di quanto stabilito dalla valutazione iniziale, come anche meno: ciò dipende dalla risposta del paziente agli stimoli e dal grado di coinvolgimento della famiglia. In situazioni particolarmente importanti i cicli vengono ripetuti anche per qualche anno.

Una seduta logopedica dura mediamente 45-50 minuti. Nel caso di bambini può seguire un colloquio con i genitori per dare un feedback rispetto a quanto avvenuto nella seduta ed eventuali indicazioni relative ad esercizi da eseguire a casa. La durata di tutto l’iter riabilitativo invece è da stabilire in base al caso.

La frequenza è definita in base alla severità del disturbo. La buona prassi prevede che la frequenza logopedica settimanale sia di minimo due sedute, ma la “flessibilità” dovrebbe rappresentare il punto di forza del logopedista. Bisogna ascoltare la famiglia in base alle possibilità e agli impegni settimanali del bambino e della famiglia stessa.

Indipendentemente dalla problematica specifica, è utile effettuare a casa un mantenimento e un rinforzo delle attività proposte durante la seduta, secondo quanto consigliato e richiesto dal logopedista, affinché il raggiungimento degli obiettivi che ci si è posti e il loro consolidamento avvenga in tempi più brevi.

Si, se il bambino è piccolo o presenta difficoltà a distaccarsi dalla figura di riferimento. Possono essere volutamente organizzati dal logopedista degli incontri con la presenza del genitore in stanza per una maggiore condivisione della terapia in atto.

Il compenso è predefinito sulla base del tariffario della categoria professionale dei Logopedisti, tenendo conto della tipologia di prestazione effettuata. Il pagamento viene effettuato al termine di ogni seduta, salvo diverso accordo con il logopedista.

Alla prima visita logopedica occorre portare qualsiasi referto medico si riferisca al problema comunicativo del paziente e anche materiale cartaceo di visite specialistiche effettuate precedentemente quali visita otorinolaringoiatrica, oculistica, ortottica. Nel caso di bambini scolari è utile portare i quaderni e i libri di scuola per valutare lo stato degli apprendimenti.

Si, su richiesta del genitore, il logopedista si occupa di preparare il certificato per la scuola all’inizio del percorso di terapia del bambino.

Si, su richiesta, al termine della seduta si può avere un giustificativo riportante la data e l’ora di ingresso e di uscita dallo studio logopedico.

È opportuno portare un bambino dal logopedista appena i genitori hanno il dubbio che ci sia un ritardo dello sviluppo del linguaggio. Bisogna tenere presente che se il bambino non parla ancora intorno ai 24-30 mesi o non costruisce bene le parole o le frasi intorno ai 30-36 mesi, è meglio chiedere un consulto. Nonostante l’estrema variabilità tra i bambini, esistono delle tappe fisiologiche di sviluppo da tenere in considerazione.
Dopo una attenta valutazione, il logopedista saprà indicare alla famiglia il percorso da seguire, potrà dare i consigli opportuni per stimolare la comparsa del linguaggio ed eventualmente iniziare un trattamento logopedico oppure consigliare dei controlli – follow up – per monitorare l’andamento nel tempo. La classica frase: “prima o poi parlerà” non si confà al modo di lavorare del logopedista e di operare secondo onestà. Il problema è: “come parlerà” se si aspetta troppo? Un linguaggio deviato oltre i 48 mesi è un linguaggio che potrebbe portare conseguenze importanti all’ingresso nella scuola primaria.

Negli anni della scuola dell’infanzia è importante che il bambino maturi un linguaggio che sia di supporto per lo sviluppo successivo. Si può intraprendere un percorso di terapia logopedica per un problema di linguaggio già al compimento dei 3 anni ed è importante che il trattamento inizi precocemente e non tardivamente; per non avere ripercussioni sull’apprendimento scolastico la terapia logopedica dovrebbe essere intrapresa almeno all’inizio dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Se per qualche motivo si evidenziano difficoltà nell’espressione verbale o nella comprensione è opportuno richiedere al più presto una visita neuropsichiatrica e contattare un logopedista che spiegherà l’iter diagnostico da seguire, farà un bilancio logopedico e darà i consigli del caso ai genitori.

La correzione di un difetto di pronuncia può essere intrapreso a qualsiasi età.

Le insegnanti possono essere le prime a suggerire al genitore una valutazione specialistica, e già dalla fine del primo quadrimestre della prima elementare la scuola può ravvisare dei campanelli d’allarme. La diagnosi vera e propria di Disturbo Specifico di Apprendimento, nella lettura (dislessia) o nella scrittura (disortografia/disgrafia) si fa a partire dalla fine della seconda elementare, mentre per le difficoltà di calcolo (discalculia), bisogna aspettare la fine della terza elementare. Ciò non toglie che si possa iniziare la terapia logopedica anche prima dei tempi previsti per la diagnosi; l’intervento precoce è caldamente consigliato dal logopedista allo scopo di potenziare le prime fasi di apprendimento del bambino, evitando anche ripercussioni emotive che possono derivare dal confronto con i coetanei, quali bassa autostima e ansia da prestazione.

Un bambino che ha difficoltà di lettura in prima elementare non può ancora essere definito dislessico, in quanto non ha completato il percorso formativo relativo alla lettura. È vero che si possono verificare delle difficoltà e che un bambino può essere molto più lento dei suoi compagni di scuola nel percorso dell’apprendimento della lettura, ma non è detto che si tratti di un Disturbo Specifico di Apprendimento per la cui diagnosi occorre attendere la fine della seconda elementare. La difficoltà di lettura può essere causata da un ritardo nell’acquisizione dei prerequisiti per l’apprendimento scolastico che il bambino dovrebbe aver maturato all’inizio della scolarizzazione.
Per questo motivo è sempre utile e importante rivolgersi ad un logopedista che possa effettuare un bilancio logopedico per stabilire se ci sono delle carenze nell’acquisizione dei prerequisiti ed eventualmente iniziare un percorso riabilitativo appropriato.

La dislessia non è una malattia: rappresenta una difficoltà di automatizzazione del processo di lettura veloce che il bambino avrà sempre, perché è di natura neuro-biologica. Le terapie non sono una risoluzione al problema, in ogni caso aiutano il bambino a trovare strategie utili per poter canalizzare bene le energie impiegate per gli apprendimenti della letto-scrittura e del calcolo.

Se un bambino balbetta ci si può rivolgere – a qualsiasi età del bambino – ad un logopedista che, dopo un colloquio anamnestico e una valutazione delle abilità comunicativo-linguistiche del bambino, saprà dare i necessari consigli ai genitori ed eventualmente iniziare un trattamento logopedico.

Il logopedista fa un bilancio delle funzioni orali – deglutizione, masticazione, respirazione – e qualora evidenzi degli squilibri muscolari oro-facciali, come un posizionamento scorretto della lingua, mette in atto un percorso riabilitativo volto a ripristinare correttamente queste funzioni, integrando quindi il lavoro ortodontico. Senza questo lavoro muscolare possono verificarsi più facilmente le recidive anche a distanza di anni dal trattamento ortodontico.

È necessario effettuare una visita dall’otorinolaringoiatra o dal foniatra per valutare lo stato delle corde vocali e capire il tipo di problematica. Successivamente, a seconda della diagnosi, è possibile intraprendere un percorso di terapia logopedica.

Prima dell’intervento, è opportuno effettuare una terapia logopedica per iniziare a correggere i difetti di impostazione e dunque facilitare il recupero post-operatorio. Dopo l’intervento, è indispensabile eseguire terapia logopedica per il recupero delle funzioni.

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